Mario Andretti e l’automobilismo: “Il primo e vero amore” PDF Print E-mail
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Sport - Personaggi
Written by Lino Manocchia   
Friday, 18 December 2009 11:41
Mario Andretti
 
Mario Andretti: una vita ad "Alta Velocità"
 
NAZARETH, 18 Dicembre ’09 - Ammantata di neve, la villa del “Sindaco del Libero Comune di Montona in Esilio”, Comm. Mario Andretti, appare come una cartolina attraverso un magico globo di cristallo. L’ex campione di F.1, il vincitore delle più difficili e prestigiose categorie automobilistiche, che il 28 febbraio compirà  70  anni, trascorre i giorni, le ore libere dalla sua molteplice attività con la consorte Dee Ann e una mezza dozzina di macchine veloci, e la  magnifica Corvette ZR1. Una vita, una carriera impareggiabile, ricca di episodi uno più avvincente dell’altro.
Andretti/ManocchiaMario ha trascorso il 2009 tra un pit  e l’altro della Indycar, a fianco del figlio Michael, ex pilota, patron del team “Andretti/Green” divenuto recentemente “Andretti autosport”, nonché al nipote Marco, che guida una vettura di Michael. 
Mario (nella foto con il nostro Lino Manocchia - ndr), con un italiano perfetto (accento istriano), è pronto a rispondere, in esclusiva, alle nostre domande.
Come possiamo definire il campionato Irl 2009?
«Quando un campionato arriva sino all’ultima tappa e tiene in sospiro gli sportivi ed i teams, va senza dire che il torneo è stato combattuto, sentito. Per me, è stata una delusione per la prestazione della squadra di Michael, che quest’anno marciava nell’abulia, confusione, inconclusione. con gli assetti sbandati, cosa non bella da vedersi.»
Allora il 2010 sarà l’anno del ”nuovo” team Andretti autosport?”
«Assolutamente, e non si dovranno ripetere gli errori compiuti con i suoi due soci (Green) i quali erano preoccupati più per la finanza che per la tecnica. Michael ha preso tutto sulle sue spalle e le decisioni che prenderà saranno ponderate, calibrate, concentrate sulle corse soltanto. Io darò il mio apporto più psicologico che altro e appoggio morale per Marco del quale sono un suo avido fan.»
Marco e Mario AndrettiMarco è stato sempre materia da F.1. Lo è ancora?
«Il ragazzo non ha perso il pensiero della F.1. Mi piacerebbe poter assistere a qualche test, specialmente ora che la “corrente” è favorevole ai giovani piloti americani, come la Force India, e voglio sperare che quanto prima giunga la volta di Marco (foto con il nonno) che, si ricorderà, provò a Jerez dando impressione di un rapido ambientamento allo stile di guida. Secondo me, Marco, qui in America  perde soltanto tempo.»
Mario hai sempre nostalgia della F.1?
«Sempre, come si può dimenticare un amore che ti ha retto in vita per anni? La segui, l’ami, non la dimentichi.»
E  quel famoso “Piedone” ti solletica ancora?
Ricca risata. «Si, il “Piedone”... non riesco a trovare un freno capace di arrestarlo...»
Qual è il ricordo più bello della tua carriera?
«Vincere il mondiale che vale una vita.»
Mario AndrettiDimmi: La velocità è pericolosa… nelle corse?
Altra risata... «Ma, la velocità fa parte delle corse, in generale, c’è un pericolo nelle corse, ma  è quello che eccita il nostro sport. Comunque oggi si guarda più alla sicurezza, che al pericolo della velocità che è sempre esistito e esisterà, altrimenti addio interesse.»
Si accusa la F.1 di essere un “Circo”. Ci credi?
«Ma... il Circo non è mai stato una cosa negativa, poi basta osservare attentamente il livello astronomico di importanza ed interesse acquisito dalla Formula, alla costruzione di sempre nuove piste per le quali sono stati spesi miliardi, insomma, tutto questo fa parte del Circo, se proprio lo vogliamo chiamare così, ma per me è un fatto positivo.»
Il ritorno di Michael Schumaker lo ritieni interessante?
«Senza dubbio. Se Michael ritorna veramente, sarà una cosa spettacolare. Sono sicuro che tutti i tifosi del mondo lo aspetteranno a braccia aperte.»
Mario, come ti tieni in forma?
«Non partecipo a gare, ma entro spessissimo in piste a bordo di diverse macchine e non guido se non mi sento proprio in forma. Fisicamente (tocco ferro!) mi sento abbastanza bene. Pratico il tennis, lo sci acquatico, insomma tutti gli esercizi che ho fatto, nel passato.»
Rifaresti tutto quello che hai fatto?
«Assolutamente, e lo rifarei un po’ meglio.»
Sei suprestizioso? Qual è il tuo numero preferito?
«Veramente non sono superstizioso, salvo qualche piccolezza, nulla di eclatante, quanto al numero non l’ho mai avuto. Per me era sempre il numero uno.»
Ti senti più sicuro su un jet, che usi per i tuoi viaggi, o su un bolide di F.1?
«Senza dubbio su una vettura F.1, naturalmente se la guido io!...»
Jarno Trulli ha provato una macchina di Michael Waltrip e pensa che allo “scadere” della F.1 gradirebbe guidare una macchina stock. Sei di quel parere?
«Ma, a sentire  Pablo Montoja, si diverte a correre negli ovali, ma ad essere onesti, quelle vetture le possono guidare anche gli anziani di... 70 anni. Comunque Trulli ha ancora tempo di pensare.»
C’è qualcosa che avresti voluto fare ma non l’hai realizzata?
«Si ho avuto sempre il desiderio di effettuare qualche “discesa libera” ad alta velocità sulle nevi. Ma è un sogno irrealizzabile. Forse... nella nuova vita...»
Dopo Mario Andretti, chi è stato il “più grande” campione degli ultimi 30 anni?
« E’ una domanda difficile. Esito sempre ad esprimermi. Temo di lasciar fuori qualcuno che merita. Ma ce ne sono tanti.»
Come vorresti essere ricordato?
«Come un “lavoratore” che ha dato al cento per cento, e che ha ricevuto tutte le soddisfazioni immaginabili dall’automobilismo, il mio primo e vero amore.»
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